Non solo ecografia:
un passo verso la pancia

Le mamme e i papà sanno che per vedere il proprio bimbo in gravidanza devono fare una ecografia. E così si organizzano per fare le due ecografie consigliate in gravidanza: una nel primo trimestre di gravidanza, una nel secondo trimestre, chiamata morfologica, che serve per valutare il buon funzionamento degli organi del bambino. Eventualmente potrebbe essere proposta un’ecografia nell’ultimo trimestre attorno alla 32esima o 34esima settimana per valutare l’accrescimento del bambino. Se tutti conoscono l’ecografia, pochi sanno invece che ci sono anche altri strumenti per entrare in relazione e in ascolto con la propria creatura, soprattutto se accompagnati da un’assistenza ostetrica durante i mesi di attesa.

 

LA RELAZIONE TATTILE CON LA PANCIA

Con la propria ostetrica la coppia può affinare le competenze di interazione con il bambino. Si può scoprire come, con tocchi profondi e mirati della pancia, si riesca a capire come il bambino sia posizionato e come entri in grande relazione tattile con le persone che desiderano incontrarlo già durante la gestazione. Il tatto infatti è il primo senso che il feto porta a pieno sviluppo: già attorno alla settima o all’ottava settimana di gravidanza la creatura ha tutta la sua pelle e non le resta che affinarlo. Attraverso diverse modalità di tocco il bimbo imparerà ad orientarsi, comprenderà i confini del suo corpo e dello spazio in cui si trova. Ma soprattutto conoscerà il suo papà e la sua mamma. Sentirà il calore delle mani ed imparerà a riconoscere le diverse mani.

 

IL PAPÀ CO PROTAGONISTA

Il bambino nella pancia, attraverso il tocco del papà, inizierà a sentire il battito del cuore di una terza persona (visto che in utero sente il suo battito e quello della mamma), sentirà diverse emozioni e così anche il papà potrà essere figura di riferimento per il bambino che non si troverà a relazionarsi con un estraneo. Questo lo faciliterà nel suo adattamento alla vita all’aria non appena sarà nato, perché si sentirà toccato da mani familiari, mani che riconosce perché ha già incontrato per tutto il periodo della gravidanza. Molte volte mi ritrovo a sentire racconti di papà in attesa che parlano dei loro figli come se li avessero già tra le braccia, proprio perché hanno affinato le loro competenze di ascolto: mi dicono: “Oggi ha avuto una giornata movimentata”, “Oggi è stato teso”, “Ma sai che le sue ore preferite della giornata sono quelle della sera”, “Ma sai che se è agitato e io lo cullo attraverso la pancia della mamma si rasserena”. E molto altro.

 

CUORE E CORPO IN ASCOLTO PER LA NASCITA

Spesso, semplicemente per il fatto che non lo vediamo, ci affidiamo a strumenti fuori dal nostro corpo, come l’ecografia, per comprendere come stia il nostro bambino, senza fidarci delle risposte che potremmo trovare autonomamente attraverso la relazione che instauriamo con lui, come faremmo con qualsiasi essere umano a noi vicino nella vita. Il bimbo in utero sa già comunicare, usa linguaggi differenti che però si possono comprendere in profondità se siamo lì con lui, se ci prendiamo il tempo per capire la lingua di cui parla, se siamo desiderosi di camminare e crescere insieme.

Un’immagine ecografica è una fotografia di un momento, non ci parla né del passato, né del futuro di quell’essere umano, non racconta la storia di una famiglia. Certo, l’ecografia è uno strumento diagnostico utilissimo se necessario, ma nulla di più.
Una relazione d’amore si costruisce con l’incontro, con la pazienza, con il tempo passato insieme, con la consapevolezza che quella creatura è un seme che ha già dentro di sé il meraviglioso albero che è destinato a diventare. Non ci resta che nutrire il terreno su cui metterà radici, muovere e rendere fertile la terra che lo sostiene e gli permette di crescere forte della relazione instaurata con i suoi genitori.

Febbraio a Spazio Incanto è il mese del mondo digitale in confronto a quello analogico, ve ne parleremo anche nella nostra pagina facebook. Sabato 29 febbraio dalle 10 alle 12 vi aspettiamo a Spazio Incanto per l’incontro “La storia dell’attesa” con la Dott.ssa Arteterapeuta Federica Storti: uomini e donne che sono in attesa di qualcosa – un progetto, un bambino in pancia, un’idea di vita – daranno forma alla loro immaginazione, trasformando in arte il momento di cambiamento che stanno vivendo. Costo di partecipazione 20 euro.

 

Le iscrizioni sono aperte:
scrivete una mail a info@spazioincanto.it oppure chiamate (anche su whatsapp) al numero +393755532774 .

Grazie!Voglio informazioni sull’incontro “La storia dell'attesa”

X
X

Share This

Copy Link to Clipboard

Copy